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Trekking
dei
Castellieri

 

Introduzione
Studi e ricerche
Schede castellieri
Siti in Istria/Litorale
Descrizione percorso
Cartina percorso
Scheda tecnica trekking

Itinerario “Equi-Archeologico” tra le rovine dei castellieri protostorici
della Provincia di Trieste
I. edizione – area sudest
a cura del C.I. Dolgakrona - Montedoro di Dolina - Trieste
info@dolgakrona.com www.dolgakrona.com
Mario Crevato
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Trekking dei castellieri della provincia di Trieste

I. Edizione - Area sud-est

 

Introduzione  

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Tra il 1900 ed il 900 a.c. più o meno, mentre gli antichi greci assediavano Troia e gli egizi costruivano le piramidi, le nostre zone, cioè il Carso, l'Istria e dintorni, si trovavano nell’età del bronzo inizio età del ferro. Fioriva qui una civiltà detta dei "Castellieri" appunto. Poco si sa di queste genti, chi le identifica con i Celti chi con i Veneti. Certo è il fatto che queste popolazioni scomparirono o vennero completamente assimilate con l'apparizione dei primi avvamposti Romani attorno al 600 A.C. Dalle ricerche infatti, risulta che proprio in quel periodo cessò l'abitazione "massiva" dei castellieri. Lasciati questi all'abbandono o al massimo usati come ricoveri per la pastorizia, pian pianino si sono amalgamati con il paesaggio e rimanendo appunto appena distinguibili da quello che è la realtà tipica geologica del Carso, lande pietrose e cumuli irregolari di pietra calcarea. Venne così chiusa, sepolta e ricoperta di vegetazione, una pagina di storia di queste terre.

Ma il segreto di questo popolo (o popoli secondo alcuni) non è stato sepolto in eterno per fortuna. Così, nelle nostre passeggiate sul Carso Triestino, sarebbe scontato dirlo, ci imbattiamo in un elemento che potremmo ritenere l’essenza primaria del Carso: la pietra calcarea. Mucchi più o meno regolari ammassati da chi queste terre ha abitato (forse) da sempre. Pietre ammucchiate in un più o meno remoto  passato per ripulire le poco generose “gmajne” e farle diventare qualcosa di più simile a un campo coltivabile o a un pascolo.

L’occhio più attento di alcuni, a partire da studiosi come P. Kandler,  C. Kunza e altri studiosi metà '800, poi ancora C. Marchesetti agli inizi del '900 e successivamente altri studiosi , ha però saputo riconoscere tra alcuni di questi mucchi, un qualcosa che andava ben oltre la semplice gestione rurale del “patrimonio” pietroso: i castellieri protostorici appunto.
Questi abitati erano circondati da una cinta muraria a secco simile agli attuali muri carsici e i tumuli di pietra (grublje). Le unità abitative erano sicuramente in legno e altro materiale organico deperito con il tempo. Questa deduzione parte dal fatto che nei vari scavi non è stata trovata traccia alcuna di perimetri abitativi tranne quelli delle cinte in pietra. La maggior parte dei castellieri si trova su un rilievo collinoso e circondato, come si diceva, da una cinta a secco oppure da un lato sfruttando un precipizio (come p.es. il castelliere n. 44 sul Monte Carso (Mali Kras) e Monte S. Michele n. 43.

Studi e ricerche

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Le prime notizie sui castellieri in Istria e Friuli si hanno già dal medioevo, come si può notare sul sigillo di Trieste (vedi scheda del Castelliere di Cattinara n. 39), lo studioso G.D.Bertoli per primo in “Le antichità di Aquileia” descriveva il castelliere di Savalons ritenendolo però un accampamento romano. Idea che in quel periodo era molto radicata tra gli studiosi. Ad eccezione di F.P. Canciani che nel 1789 attribuì quelli di Sedegliano, Savalons e Variano alla popolazione celtica dei Carni.

Tra i più importanti storici di Trieste spunta P.Kandler che dedicò tutta la sua vita allo studio di oltre 300 castellieri dell’Istria e quasi fino alla morte fu convinto che fossero accampamenti romani a difesa delle vie di comunicazione. Nel 1850 colleghi più giovani de Franceschi, Covaz, Lucani cominciarono a dubitare di tale teoria per abbandonarla definitivamente dopo l’accurata analisi del prof. G. Bandelli. L’attribuzione definitiva dei castellieri all’epoca protostorica fu effettuata dal console inglese a Trieste Richard Burton (1821-1890) nel suo articolo del 1874, intitolato “Notes on the Castellieri or Prehistoric Ruins of the Istrian peninsula”, articolo pubblicato nella prestigiosa rivista inglese “Anthropological Society of London”. Nel 1867 risale la notizia di rinvenimenti di armi in rame e ossa umane nella zona del castelliere di Monrupino- Repentabor. In un articolo del 1871 parlando di una lancia in rame sempre di Monrupino-Repentabor, l’autore informa che Kandler definì la lancia “Celtica” il che indica che probabilmente lo studioso,  pochi anni prima della sua morte, abbandonò la teoria sugli accampamenti romani.

Nella provincia di Trieste, qui prendiamo in esame quelli a partire dalle alture di Muggia sino ai confini settentrionali nella zona di Medeazza-Medja Vas, sono stati fino ad oggi individuati almeno una cinquantina di castellieri.

 

 

Tutte le informazioni per la stesura del presente opuscolo informativo sono state ottenute da:

I castellieri della Provincia di Trieste”
di Stanko Flego e Lidia Rupel,
Editoriale Stampa Triestina
1993 prima edizione

che contiene anche una ricca bibliografia per ulteriori approfondimenti e in parte da sopraluoghi effettuati sul posto.
La numerazione è quella usata nella fonte citata sopra nonché nella cartina ad esso allegata.
L’elenco è approssimativamente in ordine di percorso con il n°, nome del castelliere e l’indicazione :

(*) castelliere visitato durante l’escursione
(+) visibile a distanza la posizione
(-) non toccato dall’itinerario ma solamente citato.

e quindi viene indicata posizione in coordinate polari (direzione/distanza) rispetto un punto di riferimento noto relative al punto del percorso e la quota s.l.m. Ogni “scheda” è accompagnata da una raffigurazione schematica di delle rovine “in chiaro” vale a dire senza vegetazione e ove disponibile, di un estratto della cartografia tecnica regionale con circoscritto il sito del castelliere. Su queste cartine viene indicato (ove presente) l’itinerario con la direzione di marcia tramite image008.jpg











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Tabella cronologica dell’età del bronzo nel F.V.G, Carso Sloveno e Istria

Bronzo medio

1600-1300 a.c.

Bronzo recente

1300-1250 a.C.

Bronzo antico

1800-1600 a.C.

Bronzo finale

1150-900 a.c.

Tabella cronologica dell’età del ferro bronzo nel F.V.G

Inizio del ferro

900-700 a.C.

Età del f. evoluta

700-480 a.c.

Età del f. matura

480-350 a.C.

Ultima fase dell’età del f.

350-181 a.c.


Schede castellieri 

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47. castelliere di Monte d’Oro – Dolga Krona (-) (km 0/S.O./1500m)
45. castellieri di Monte Usello – Celo e Monte S. Rocco (+) (Grandi Motori/N.O./200m e Grandi Motori/S.O./200m)
44. castelliere di Monte Carso – Mali Kras (+) (Bagnoli/S.E./300m) 255,8m
43. castelliere di Monte S.Michele – Sv. Mihael (+) (Bagnoli/N.E./100m) 231,1m e   42. castello di Moccò - Mohov grad (*) 241,9m
39. castelliere di Cattinara – Gradišce - Šance (Incrocio Chiusa-Kljuc/O.S.O/100m) (+) 290m
35. castelliere di monte Calvo – Globojner (Monte Spaccato/N/500m) (*)
34. stazione di monte Fiascone – Metlica (Università/N.E./400m) (+)
33. castelliere di Conconello - Hrib (Conconello paese) (+) 412,3m
27. castelliere di Monrupino - Tabor (Rocca di Monrupino/-/0m) (*)
24. castelliere di Rupinpiccolo-Repnic (Rupinpiccolo/O/50m) (*)
22. castelliere di Sales – Gradišce (Sales/S.E./200m) (*)
20. castelliere di monte S. Leonardo – Sveti Lenardo (Samatorza/N.E./400m) (*)
21. castelliere di monte Kosten - Gradec (Sales /N.N.E./1000m) (*)
25. castelliere di Nivize-Njivice (M. Mannaro/E.N.E./350m) (-)

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47. castelliere di Monte d’Oro – Dolga Krona (-) (km 0/S.O./1500m)  (indice)
Il sito si trova vicino (1,5 km verso S.O.) al C.I. Monte d’Oro, punto di partenza del nostro itinerario, sopra la valle di Noghere-Oreh alla fine del dosso che si estende da Monte d’Oro (circa all’altezza del serbatoio dell’acqua ove esisteva anche una casa romana) in direzione S.O. E’ accessibile imboccando la stradina asfaltata che dalla strada Caresana-Mackovlje -> Zaule si dirige proprio lungo il dosso della collina citata per finire nel gruppo di case (Mont) che si trovano proprio vicino al castelliere. Di visibile ci sono qualche resto di scavo e il perimetro del castelliere individuabile come rilievo erboso. Questo castelliere non è toccato dall’itinerario proposto poiché in direzione opposta ma nulla vieta di esplorarlo in occasione delle abituali brevi passeggiate attorno al maneggio. Nei pressi citiamo anche il monte Trmun [46] (alle spalle del cimitero di Caresana – Mackovlje) ove vagamente si riconosce il rialzo di una cinta muraria e le talpe portano alla luce qualche resto di manufatto in ceramica. Altro castelliere descritto da Marchesetti, esisteva sicuramente subito oltre confine sopra Prebenico – Prebeneg.

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45. castellieri di Monte Usello – Celo e Monte S. Rocco (+) (Grandi Motori/N.O./200m e Grandi   (indice) Motori/S.O./200m)
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Su queste due colline, che potremo osservare sulla nostra sinistra all’andata del nostro itinerario,  nelle immediate vicinanze della fabbrica Grandi Motori, esistevano in età protostorica e in età romana e anche dopo (M. S. Rocco) dei insediamenti. Sul monte Usello dei reperti (ceramici e non murari) sono stati rinvenuti all’atto dei lavori agricoli sulle sommità delle colline. Sul M. S. Rocco è visibile, dal Monte Carso, tuttora e in particolari condizioni di luce, una complicata struttura di 350 x 230 m circa.

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44. castelliere di Monte Carso – Mali Kras (+) (Bagnoli/S.E./300m) 255,8m  (indice)
 

Secondo il Marchesetti, questo castelliere che si trova a cavallo del confine proprio sopra Bagnoli – Boljunec, assieme ad altri castellieri del nord dell’Istria (S.Servolo, Varda sopra Kastelec e Gradišce sopra Crni Kal) doveva essere fra i più importanti e strategici punti di difesa della zona più interna dell’Istria nelle guerre degli Istri contro i Romani nel 178 a.C.

A S.E. è ben visibile una cinta (vallo) lunga 800 m e larga 2. La parte principale si trova in Slovenia sulla punta più alta del monte (446 m) ed è identificabile dalla cinta semicircolare lunga 80 m.

Il castelliere si raggiunge attraverso i numerosi sentieri marcati C.A.I. che da Bagnoli e tutta la Val Rosandra si inerpicano sul altipiano meridionale della Valle.

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43. castelliere di Monte S.Michele – Sv. Mihael (+) (Bagnoli/N.E./100m) 231,1m e   42. castello di Moccò - Mohov grad (*) 241,9m  (indice)
Questo castelliere anch’esso immediatamente sopra Bagnoli di fronte a quello del M. Carso probabilmente aveva la medesima funzione del suo “dirimpettaio”cioè di difesa dell’ingresso della Valle. Descritto già nel 1877 da C. Kunz include le rovine della chiesetta di S. Michele costruita sicuramente prima del 1425 e abbandonata alla fine del ‘800. Nelle vicinanze, sulla sella di Moccò vi sono i ruderi del castello di Moccò [42.] che in tarda epoca romana sorvegliava il passaggio dalla costa verso l’interno. I resti di quest’ultimo potranno essere visitati al ritorno in quanto si trovano proprio sulla via, che dalla pista ciclabile della Val Rosandra, porta attraverso Moccò verso Bagnoli. image026.jpg (17282 byte)

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39. castelliere di Cattinara – Gradišce - Šance (Incrocio Chiusa-Kljuc/O.S.O/100m) (+) 290m  (indice)
Il castelliere si trova lungo l’itinerario nascosto tra la vegetazione sul colle che si trova orientato S.E-N.O tra l’incrocio (Bagnoli-Basovizza-Cattinara) della Chiusa e l’incrocio dalla scende verso la st. 202 vicino al ponte. A sud ovest da sulla valle verso S. Giuseppe mentre a nord-nord est domina la valle i Longeva. Sul lato ovest il castelliere  è parzialmente alterato dai anni ’70 da un serbatoio dell’acqua mentre a est da una cava dagli anni ’50 la sommità inoltre è stata modificata da una polveriera nella metà dell’800 e altri lavori agricoli. Scavi firono svolti da  Marchesetti a metà ‘800 dopo i ritrovamenti in fase di costruzione dell polveriere e altri furono svolto dalla Soprintendenza. Lo studioso B. Lonza che il castelliere sia un insediamento protoveneto  tra il IV e III sec. a.C. ma teoria confutata in quanto in seguito fo ritrovata la tipica cinta che circondava la collina. Inoltre il prof. S. Pahor ritiene che al castelliere sia ispirato il sigillo medievale della città di Trieste il quale riporta descritti i confini de territorio cittadino:”Sistilanu(m), publica, castilir, mare certos dant michi fines” (Sistiana, la via pubblica, il castelliere, il mare sono i miei confini certi). Ovviamente è non è facile indicare il castelliere con sicurezza. Alcuni lo identificano con quello di S.Servolo-Socerb altri invece con quello di Cattinara che meglio sembra corrispondere all’estensione del territorio Triestino medievale. image032.gif (11326 byte)image030.jpg (19484











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34. stazione di monte Fiascone – Metlica (Università/N.E./400m) (+)   (indice)
Su questo colle sopra l’Università degli studi. Marchesett segnalò alcuni “vecchi edifizi”,  si intravede un gradone che non sembra essere naturale mentre successivamente F. Stradi dimostrò l’esistenza di un abitato protostorico confermato da vari saggi a 40-50 cm. Che hanno portato alla luce parecchi reperti ceramici.

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33. castelliere di Conconello - Hrib (Conconello paese) (+) 412,3m   (indice)
Di questo castelliere pure il Marchesetti stentò a riconoscere i resti dell’antico abitato in quanto distrutti dalle opere agricole e dopo la ii guerra, dall’abitato stesso di Conconello e i numerosi ripetitori. Rinvenuti furono solamente alcuni resti di ceramica. Potrebbe essere che un castelliere poteva trovarsi anche sul vicino e più alto monte Belvedere 446,4 m (ripetitore RAI) vista la posizione geografica favorevole e anche uno dei antichi toponimi “Grad” per l’appunto.

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35. castelliere di monte Calvo – Globojner (Monte Spaccato/N/500m) (*)   (indice)
Si trova sulla nostra via in cima al M.Cal, alla destra sopra alla cava Faccanoni e raggiungibile dal Monte Spaccato, proseguendo qualche centinaio di metri più avanti della Vedetta Alice. E’ stato segnalato dal Marchesetti “sulla cima più alta” alcuni testo lo ubicavano adirittura sul M.Calvo (Vedetta Alice per intendersi) ma dopo una attenta ricerca si trovo sul lato N.O. del M.Cal (quota 455,3) i resti del muro di cinta. La studiosa  V. Karouškova Soper ritiene di aver individuato anche il muro trasversale di cui parla Marchesetti. La mancanza di reperti non consente di collocare questo castelliere in un preciso periodo cronologico. image038.jpg (22825 byte)

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27. castelliere di Monrupino - Tabor (Rocca di Monrupino/-/0m) (*)   (indice)
Sul colle di Monrupino, sede dell’unico tabor in Regione e della caratteristica chiesetta, sono ancora visibili i resti dell’omonimo castelliere protostorico. E’ da considerarsi uno dei più grandi infatti la cinta misura almeno 1600 m ed è in un’ottima posizione strategica a difesa del passaggio naturale tra i gruppi montuosi del Orsario e Lannaro verso la zona interna del Carso. image042.jpg (11657 byte)
Questo castelliere è ancora ben conservato in quanto non vi sono state opere di alcunché sulla sua brulla sommità. A parte qualche scavo archeologico che ha portato alla luce qualche frammento di ceramica e osi di animali. Si puo raggiungere da un comodo sentiero che si dirama dalla strada dietro al municipio del comune di Monrupino. Data la vicinanza con quello di Monrupino, non è da escludere che vi sia stato qualche legame tra i due castellieri. image044.jpg (10189 byte)

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24. castelliere di Rupinpiccolo-Repnic  (indice)

E’ forse il castelliere più evidente, meglio conservato e inoltre è quello sul quale la Soprintendenza ha speso più lavoro per il restaro e la ricerca. Parzialmente rovinato da una cava a fine ‘800 si tova immediatamente alle spalle di Rupinpicolo quasi a ridosso del paese. Si trova quasi sul nostro itinerario e ne sara possibile la visita il secondo giorno del trekking. La curiosità è che pur non avendo una grande estensione ha mura di cinta spesse addirittura fino a 7 m.
E’ l’unico anche che contiene una incisione (qui sotto)

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22. castelliere di Sales – Gradišce (Sales/S.E./200m) (*)   (indice)
Si trova sulla collinetta dalla cima piatta subito accanto a Sales, a quota 314. E’ circondato da una cinta quasi rettangolare con su un lato un ripiano che probabilmente conteneva le abitazioni. Il tutto è male conservato dato il massiccio sfruttamento agricolo dell’area. Non vi sono stati rinvenuti particolari reperti a parte una fibbia di bronzo di epoca romana. image058.jpg (14385 byte)

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20. castelliere di monte S. Leonardo – Sveti Lenardo (Samatorza/N.E./400m) (*)  (indice)
 

Si raggiunge imboccando il sentiero che parte dal monumento ai caduti di Samatorza.
Consisteva in un complesso sistema difensivo di forma quasi elittica ancora discretamente visibile ed accessibile.
Sono visibili anche alcuni muri trasversali che secondo qualche studioso erano a sostegno di unità abitative. Essendo stato anche questo castelliere sfruttato parecchio da opere agricole, i reperti archeologici rinvenuti non sono molto significativi salvo che sul ripiano abitativo ad est i scavi hanno portato alla luce resti di vasellame e i curiosi anelli fittili. Si può affermare che il Castelliere di M. S. Leonardo doveva essere uno tra i più grandi ed importanti del Carso. Nei pressi del castelliere si trovano anche delle grotte di interesse archeologico ove sono stati rinvenuti numerosi reperti dal periodo paleolitico medio e del periodo delle glaciazioni oltre che materiale del periodo dei castellieri. Sulla cima del M. S. Leonardo si trovano i resti dell’omonima chiesetta abbandonata anch’essa attorno il XVIII secolo dopo le riforme dell’imperatore Giuseppe II. Si dice sia costruita sia costruita sul luogo di un sacello pagano ma non vi è alcuna conferma in proposito.

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21. castelliere di monte Kosten - Gradec (Sales /N.N.E./1000m) (*)  (indice)
Sempre partendo da Sales si giunge sul monte Coste-Kosten a quota 410m. Il catelliere è difeso da una doppia cinta muraria. Quella interna fatta di grandi blocchi mentre l’esterna male conservata, si appoggia alla prima. E’ certamente uno dei castellieri meglio conservati visto che non è stato danneggiato ne dalle guerre ne da sfruttamenti agricoli. Le datazioni sono del 2000 a.C. e dati i pochi reperti si reputa che sia stato abitato solo per un breve periodo. Il sentiero d'accesso è molto ripido e sopratutto pietroso tale da renderlo difficilmente accessibile con i cavalli.
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25. castelliere di Nivize-Njivice (M. Mannaro/E.N.E./350m) (-)  (indice)
Si trova su una vetta del gruppo del mannaro, a quota 520 ed è tra uno dei castellieri più in alto e più lontani. Si raggiunge partendo dall’incrocio che dietro a Rupingrande porta a Zolla-Col si imbocca la stradina asfaltata che corre sopra la vallata usata come poligono militare. Il confine corre esattamente sotto le mura. Poco prima del castelliere si trova  la grotta Francesco (VG4558, Grotta presso Nivize) ove furono rinvenute ossa di una ventina di persone circa databili al’età del ferro, ossa di animali, ceramica protostorica e romana. Le mura meglio conservate sono quelle a sud sotto l quali striva un’altra grotta profonda 8 m (VG 4616, Grotta sul castelliere di Nivizze) image054.jpg (12105 byte)

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Descrizione del percorso  (indice)

Cartina percorso
L’itinerario “Equi-Archeologico” qui proposto, in tre o due tappe/giorni, si promette di visitare alcuni castellieri, di altri solo indicarne la posizione in quanto visibili da lontano e altri ancora solo citarli poiché sono celati dalla vegetazione e per altri motivi non raggiungibili a cavallo. Non dobbiamo aspettarci chissà quali spettacolari strutture evocanti Stonehenge o chissà cosa, ma solamente mucchi più o meno ordinati di pietre confondibili con le comuni “grublje” o “griže”. La parte più spettacolare dovrà farla la nostra fantasia, lì potremo far lavorare l’immaginazione su come le antiche genti che abitavano queste terre, vi vivevano, sorvegliavano il territorio, si approvvigionavano d'acqua e seppellivano i loro morti.
La maggior parte della via si svolge sul Carso e ciò implica un fondo pietroso e duro che mette a dura prova le ferrature dei nostri amici quadrupedi. Anche i dislivelli e i chilometraggi sono da binomio "trekkettaro" medio/esperto e autosufficiente per quel che riguarda l'atrezzatura da viaggio.
Sia per salvaguardare la sicurezza sia la ferratura e inoltre per dare modo ai nostri cavalli di prender fiato, tratti del percorso saranno da svolgere anche a piedi. Da tener conto è anche il fatto che il Carso scarseggia d'acqua quindi i cavalli dovranno essere abituati a bere dove/quando e quello che si trova. La natura del percorso e dei posti sosta prevede a un max di 7-8 binomi partecipanti al trekking. C'è la possibilità di partecipare solamente alla seconda tappa in quanto la partenza e l'arrivo sono nella medesima scuderia. La scuderizzazione disponibile è per ora all'aperto in quanto la scuderia che ci ospita è in costruzione, mentre per il pernottamento dei cavallieri vi è la scelta tra una locanda a 200m dalla scuderia oppure  chi ha spirito di addattamento e ama l'avventura, puo optare per una sitemazione di fortuna in tenda o su brandina in un locale coperto. I pranzi si prevede siano al sacco per il primo giorno in quanto l'itinerario, per il resto ci si avvale degli agriturismi lungo il percorso e inoltre non è esclusa qualche capatina in una delle numerose "osmizze" (frasche o private che dir si voglia). Per le cene, nei pressi della tappa di pernotamento in un rinnomato agriturismo, si potrà assaporare la tipica cucina slovena-carsolina che ben si addice come sostanza dopo un'intera giornata in sella e marcia.

Tappa 1, da Dolina (maneggio) a Rupingrande, 6 h di sella circa, più le soste)  tot. km 25.2, quota max 418m/slm

km 0, 70m/slm: Il percorso parte dal C.I. Monte d’Oro, si scende per la strada asfaltata e si attraversa Dolina (km 2.8, 40m/slm), sulla sinistra possiamo scorrgere le due colline (M.S.Rocco e M.Usello) siti di castellieri (45), che stanno una di fronte e l’altra a fianco della “Grandi Motori – Wartsila”, si prosegue a  Bagnoli-Boljunec (km 3.5, 36m/slm). Da Bagnoli cerchiamo di individuare, a vista, altri due siti: quello di M.Carso (44) e quello di M .S.Michele (43).

Da Bagnoli, sfruttando le carrareccie, con qualche trottata e anche galoppino si passa in mezzo ai campi e quindi sale a S.Giuseppe-Ricmanje (km 5.5, 150m/slm), da lì proseguendo tra le case verso la stazione di decompressione metano (sopra B.go S.Sergio) si effettua una sosta per l’abbeverata subito all’uscita del paese (km 5.9, 140m/slm) quindi prima per un ripido e impegnativo sentiero e poi sempre in salita lungo l’oleodotto ci si alza verso l’incrocio della Chiusa-Kljuc (km 6.6, 275m/slm). Tabella di marcia permettendo, possiamo fare una capatina presso il castelliere di Cattinara (39 ) ma di questo purtroppo, a patto di addentrarsi a piedi tra i cespugli, si riesce solamente valutare la posizione del sito e di come questo probabilmente verrà deturpato dalla costruenda grande viabilità come si può notare dalle opere nelle immediate vicinanze del castelliere.

A fianco dell’unica casa presente sull’incrocio della Chiusa-Kljuc , imbocchiamo una stretta scaletta (segnavia CAI n.   ) che si alza sull’altipiano e ci porta ad attraversare la S.S.14 (str. per Basovizza) all’altezza dell’attraversamento dell’oleo-metanodotto (km 7, 330m/slm) si prosegue lungo l’oleodotto, si attraversa la strada asfaltata che porta ai campi di golf (km 7.7, 350m/slm) e invece di seguire l’oleodotto proseguiamo sulla carrareccia lato città fino al Monte Spaccato (km 9.2, 350    m/slm) ove (a circa 2h dalla partenza) si effettua una pausa pranzo presso il chiosco Globojner (se aperto).

 Nella pineta dietro il chiosco si sale poi per una ripida strada forestale che lambisce (km 9.9, 425m/slm) la cima del Monte Calvo (452m/slm) (vedetta Alice per intendersi). Si prosegue ancora per 150 m tenendosi sul sentiero che viaggia sulla cresta e lì, in mezzo ai pini,  possiamo intravedere i ruderi del castelliere (35 ). Proseguiamo sempre sulla cresta e dopo 20’ circa e qualche lieve saliscendi , sulla sella Marchesetti attraversiamo il sentiero che da Trebiciano porta giù fino via Baiardi e quindi all’Università. Ancora qualche saliscendi e dopo un quarto d’ora circa ci troviamo sulla cima prova di alberi che si trova esattamente (km 12.4, 445m/slm) sul ciglione sopra l’università. Da lì abbiamo uno dei migliori panorami sia verso la città sia, dall’altra parte, a est verso il Carso e la Slovenia. Visibilità permettendo si possono scorgere le prime cime delle Alpi Giulie quale il Canin a dx il Matajur, il M.Nero/Krn a dx il Bogatin, Vogel e dietro a loro forse anche il Triglav. Verso la città possiamo dare un’occhiata al monte Fiascone altro sito di un castelliere (34) e un'occhiata verso Conconello altra sede di un castelliere (33) . Questa cima (a 2h e 30’ dopo la partenza circa) potrà essere scelta come luogo per effettuare la pausa pranzo (al sacco ovviamente).

Il ciglione segna anche l’abbandono della via “lato mare” e da qui tagliamo perpendicolarmente verso l’interno. Dopo 200 possiamo abbeverare i cavalli in una pozza ma in mancanza di acqua o con acqua troppo sporca dovremo deviare per 500 m verso il centro di Banne ove si trova una fontana. Proseguiamo giù per il campo carri, sfioriamo il reticolato dell’ex caserma “Monte Cimone” di Banne. Qui sempre dritti attraversiamo la sterrata che a fianco della caserma verso sinistra porta fino a Banne e ci addentriamo attraversando un prato e poi nel bosco per giungere a una sbarra che chiude parzialmente l’immissione sulla ss 202 (km 13.5, 343m/slm). Attraversiamo la 202 e dopo 100 m verso Opicina, ci addentriamo nuovamente nel folto per sbucare sulla provinciale che porta da Trebiciano a Opicina, proprio di fronte al un ristorante. Nuovamente attraversiamo e imbocchiamo un sentierino che si immette dopo 2-300m su un sentiero più largo, proseguiamo a destra e giungiamo all'autostrada dove proseguiamo a sinistra per la ampia sterrata per poi (dopo 300m circa) dirigerci fino al sottopassaggio dell’autostrada (km 15, 330m/slm) . Proseguiamo per carrareccie varie fino ad attraversare l'oleo-metanodotto e subito dopo giungiamo al sottopassaggio (km 16.2, 313m/slm) del troncone autostradale che porta a Fernetti e quindi al confine.

Attraversiamo la strada e verso sinistra proseguiamo per una carrareccia lungo l’oleo-metanodotto fino ad attraversare la ferrovia (subito dopo il recinto che contiene la derivazione del metano per Opicina), ancora un km nella pineta su una comoda carrareccia galoppatile giungiamo alle spalle della Conca di Percedol proprio sul ponte (km 18.2, 316m/slm) che attraversa la ferrovia Opicina-Dutogliano (semi dimessa). Non attraversiamo il ponte ma ci addentriamo a destra per un stretto e pietroso sentiero che dopo qualche centinaio di metri si immette su un altro sentiero più largo e comodo (proveniente dall’autoporto di Fernetti), giriamo a sinistra e giungiamo nuovamente vicino alla ferrovia nei pressi di un sottopass. Anche questo lo lasciamo sulla nostra sx imboccando la via che proviene dalla nostra destra e subito dopo un paio di metri saliamo a sinistra per giungere su un prato che affianca la ferrovia. Costeggiamo quest’ultima e giungiamo più o meno sotto il ristorante Carso sulla strada asfaltata (km 19.5 330m/slm) che da Monrupino porta a Fernetti. Attraversiamo e per un sentiero in mezzo le cave giungiamo su una in mezzo a delle case, ci teniamo sempre a sinistra e sbuchiamo presso la trattoria Furlan. Lì attraversiamo la strada asfaltata e dietro la trattoria proseguiamo verso la cima della collina (km 21.3, 418m/slm) che ospita il santuario di Monrupino-Repentabor. A metà salita dovremmo passare tra due reti di torrioni rotondi che fanno parte del ingresso dell’antico castelliere (27) . Ricordiamo che questo era forse il più grande castelliere della Provincia.

Giunti alla rocca leghiamo i cavalli sul sentiero sotto il muro nord e facciamo una breve visita alla rocca ed alla chiesa. Da qui si domina tutto l’altipiano Carsico che da questo punto strategico ci appare come un’immensa valle che va da Basovizza fino a S.Giovanni di Duino-Štivan. Qui si riesce ad apprezzare su come l’altipiano fosse in passato stato forse uno dei letti di un fiume come (anche la vallata di Pliskovica), che nelle migliaia di anni è sprofondato dando origine a grotte caverne e all’attuale fiume ipogeo, il Timavo appunto. E ovviamente, restando in tema di castellieri, si intuisce il perché i castellieri fossero costruiti su queste alture: da qui si domina le valli che si diramano a nord est verso Dutogliano-Dutovlje, verso n.o verso Monfalcone e a sud est verso Basovizza.

Dalla Rocca proseguiamo per un centinaio di metri per il sentiero sotto le mura per ritornare sulla strada da dove siamo arrivati, da lì scendiamo, cavallo alla mano, fino all’abitato di Zolla-Col (km 22.2, 366m/slm) e sempre cavallo alla mano giriamo a destra per la stradina che aggira a nord il colle della rocca  e dopo una decina di m giriamo a sinistra per una ripida discesa asfaltata che porta tra le campagne a nord del paese. Dopo una stretta curva a destra rimontiamo in sella e proseguiamo verso N.E. Dopo 270 m circa da Zolla prendiamo un altro sentiero a sinistra che si dirige verso N e che dopo 600 m circa di bel fondo galoppabile (cavalli permettendo) ci porta sul confine (tabella bianca), dove dovremo svoltare a sinistra in direzione O per giungere, dopo altri 500 m circa , sul fondo della vallata usata come poligono militare (km 23.7, 334m/slm). Proseguiamo salendo per la traccia di terra battuta fino alla strada asfaltata dove giriamo a destra poi a fine asfalto a sinistra e dopo 1 km circa aggirando la collinetta con sulla nostra sinistra proseguiamo verso S per giungere a Rupingrande-Veliki Repen nella scuderia (km 25.2, 325m/slm) che conclude la prima tappa del nostro viaggio e che sarà anche luogo di appoggio per il giorno successivo.

 

Tappa 2, da Rupingrande a Samatorza e ritorno a Rupingrande, altre 5 h di sella più soste, percorso 25km, quota max. 544m/slm

Dalla scuderia si scende verso il nato N del paese e seguendo una carrareccia si giunge nei pressi di Sagrado-Zagradec, si prosegue su strada asfaltata (purtroppo altre vie non ci sono) fino al castelliere di Rupinpiccolo-Mali Repen (24) (km 1.2, 351m/slm) . Si effettua una breve visita si questo castelliere che è il meglio conservato anche grazie a un restauro degli anni 70.

Si attraversa l’abitato e sulla curva all’uscita del paese si imbocca un sentiero che prosegue in direzione N per 800 m fino a una sella (quota 338m/slm)e poi su questa si gira a sin. su un altro sentiero che si dirige in direzione E per giungere dopo 1.3 km a Sgoniko-Zgonik (km 3.7, 278m/slm).

A Sgonico si atraversa a strada e dietro la chiesa per 500m circa seguemdo una serie di strade rurali si torna verso la strada dove si attravera e si giunge dopo 200m Coludrozza-Koludrovca (km 4.5, 270m/slm). Si prosegue per in direzione NNO aggirando a destra la collina sulla quale dopo 1.3km si giunge al castelliere di Sales (22) (km 5.8, 316m/slm). Facciamo una capatina pure su questo sito e poi ce lo lasciamo sulla nostra sinistra e puntiamo verso in direzione di Sales-Salež dove effettuamo la sosta pranzo. Da l' partiamo poi in direzione Samatorza-Samatorca, prima su 300m di asfalto poi lungo un sentiero giungiamo nei pressi della chiesetta di Samatorza (km 7.9, 308m/slm ). Proseguiamo per il paese e all’altezza del monumento ai caduti giriamo a destra sul sentiero che ci porta sul monte S.Leonardo (km 9.3, 400m/slm) sede di uno dei più grandi e importanti castellieri (20) . In cima si trovano i resti di un’antica chiesetta e dalla cima si può ammirare per 360 gradi in un colpo solo tutte queste splendide terre di confine. Dai boschi di Trnovo, alla sottostante valle di Pliskovica e giù verso la  valle di Vipacco verso il Nanos, l’Auremiano-Vremšcica il  Taiano-Slavnik e fino alle coste dell'Istria.

Dal Monte S.Leonardo ci attente una serie di sali-scendi che metterà a prova l’allenamento dei nostri cavalli, quindi ove possibile li aiuteremo procedendo a piedi il più possibile. Imboccando il pessimo sentiero sul versante S.E. del M. S.Leonardo e scendiamo a piedi e proseguiamo lungo il segnavia CAI n. 3 verso il monte Coste (km 13, 410m/slm) sede di un’alto castelliere (21) del quale si scorgono i resti delle cinte murarie ma che non è raggiungibile a cavallo.  Dal monte Coste proseguiamo sempre per il sentiero n.3  verso la Vetta Grande e il M.Vostri (km 17.9, 461m/slm) magari a piedi per risparmiare i nostri amici quadrupedi e smaltire la cena della sera prima.

Dopo un altro sforzo da fare quasi completamente a piedi raggiungiamo la cima del M.Lannaro (km 19.3, 544m/slm)  e da lì il castelliere di Nivizza -Njivice (25) (km 21.5, 520m/slm). Dal castelliere ritorniamo per la stessa strada verso il poligono da dove ritorniamo alla scuderia.

 

 

Tappa 3, da Rupingrande ritorno per Sagrado, lungo l'oleodotto fino a percedol poi Fernetti, Trebiciano, Gropada, Basovizza, Pese, Draga, Moccò e maneggio . 6-7 ore di sella più le soste per un totale di 30km.

Dalla scuderia si scende in paese verso N.O. Un breve tratto del sentiero percorso il giorno prima e poi si attraversa la strada per Sagrado e quindi si imbocca una carrareccia che ci porta nei pressi della cava sotto Sagrado (km 1.9, 299m/slm) e poco dopo imbocchiamo la strada sterrata che costeggia l'oleodotto transalpino in direzione S.E. Attraversiamo la strada Opicina-Rupingrande (km 3.4, 298m/slm) e sulla strada Opicina-Monrupino (km 4.6, 310m/slm) giriamo a sx e proseguiamo sull'asfalto per un centinaio di metri per poi imboccare lo sterrato che costeggia la conca di Percedol lato S. Attraversiamo il ponticello ferrorviario (km 5.2, 316m/slm) già sfiorato all'andata il primo giorno e ritorniaamo per la stessa via dell'andata fino alla strada Opicina-Fernetti (km 7.1, 313m/slm) raggiungiamo nuovamente l'oleodotto ma invece di procedere verso l'autostrada e verso Banne, da dove siamo venuti il primo giorno, ci teniamo sulla sinistra sempre seguendo l'oleodotto e poco prima della strada asfaltata che da Trebiciano portava alla ex discarica, giriamo a destra per un sentierino che ci porterà alle spalle di Trebiciano (km 9.7, 330m/slm), sempre tenendoci alle spalle del paese seguiamo la carrareccia che porta a Gropada dove ci si ferma a pranzare presso l'agriturismo. Poi attraversiamo l'abitato (km 12.1, 406m/slm) e saliamo quasi fino al vallico agricolo (km 12.5, 427m/slm) e da li scendiamo per il sent. CAI n. 3 per abbandonarlo proseguendo diritti fino a incrociare la vecchia strada sterrata (km 13.9, 388m/slm) che da Basovizza porta a Sesana. Attraversiamo la pineta e costeggiando la strada Basovizza-Lipizza raggiungiamo il laghetto di Basovizza (km 16.5, 380m/slm ) . Di fronte al laghetto, imbocchiamo un viottolo che ci porta alle spalle di Basovizza sul lato del Monte Cocusso-Kokoš e seguendo vari sentieri sbuchiamo dietro la chiesetta di Pesek (km 19.5, 475m/slm).

Con prudenza attraversiamo la strada che porta verso il vallico e scendiamo per il sentiero fino a giungere, dopo una ripida discesa, sulla pista ciclabile (km 20.2, 355m/slm ex ferrovia Trieste-Kozina). Seguiamo la ferrovia verso destra passando Draga S.Elia, gustandoci la splendida Val Rosandra-Glinšcica fino quasi a Hrvati dove subito prima di un piccolo ponticello (km 23.5, 260m/slm) e scendendo un scomodo gradino imbocchiamo un sentiero sassoso (cavallo alla mano) fino alla collina che ospita il vecchio castello di Moccò (42) (km 24.1, 243m/slm). Qui, orari permettendo, possiamo fare una breve visita alle rovine dell'antica rocca romana che domina la Valle. Nei pressi imbocchiamo in discesa un ripido sentiero (cavallo alla mano) che dopo un centinaio di metri ci porta nell'abitato di Moccò proprio sulla sella (km 24.7, 149m/slm) con il M.S.Michele. Attraversiamo la strada Bagnoli-Cattinara nei pressi della casetta cantoniera e imbocchiamo il sentiero che ci porterà a Bagnoli. Proseguiamo diritti fino al cimitero (km 26, 60m/slm) e da li proseguiamo ancora diritti seguendo la cinta della Grandi Motori prima e poi la ferrovia fino alla Mattonaia (km 27.7, 30m/slm) dove attraversiamo la strada Domio-Bagnoli e ci immettiamo nella stradella che tra i serbatoi SIOT ci porta al maneggio (km 29.7, 46m/slm)



Scheda tecnica  (indice)

Durata 3 giorni o 1 giorno per chi sceglie di fare solo la seconda tappa
( Rupingrende-Samatorza-Rupingrande)
Periodo/condizioni da Aprile a Settembre solo con condizioni/previsioni meteo favorevoli
Km 25+25+30
Dislivelli 400m, 200m, -300
Percorrenza 6h, 6h, 7h
Difficoltà medio, addatto a cavalli con esperienza di trekking di montagna e a terreni duri. Le difficoltà tecniche non sono eccessive a parte qualche passaggio che avviene comunque a piedi. I cavalli devono aver avuto comunque un certo allenamento. Quindi treking sconsigliato per cavalli che si muovono dopo un certo periodo di inattività.
Partecipanti max 8
Fondo piertroso e impervio per 50-60% dell'itinerario, con piccoli tratti molto ripidi sia in salita che in discesa quindi si raccomanda ferrature nuove ma "collaudate" da almeno una settimana
Scuderizzazione poste all'aperto (salvo sviluppi futuri)
Vitto cavalli fieno sul posto, mangime proprio
Pernottamenti albergo o a scelta, alloggio di fortuna
Vitto primo g. pranzo al sacco, cena in agrit. a Sagrado, secondo g. pranzo in agrit. a Sales  e cena sempre in agrit. a Sagrado, terzo g. pranzo in agrit. a Gropada, cena: fine del trekking, qundi da decidere sul momento a propria scelta
Attrezzatura coperte da viaggio
se possibile set di mascalcia da viaggio
obbligatorio: set di ferri da "rimessa" o scarpette
attrezzatura per riparazioni varie
coltello
set prontosoccorso x cavalli e cavallieri
torcia elettrica
set pulizia cavallo
brandine+sacco a pelo per chi sceglie di pernotare "in libertà"
lunghina+capezza o testiera-capezza
pettorina (consigliata)
sacche da viaggio
calzature addatte anche a camminare, preferibilmente pedule leggere+ghette
secchio pieghevole (almeno 1 ogni 2-3 cavalli)
Supporto Fuoristrada per il trasporto degli effetti personali e mangime. In caso di necessità è a disposizione un van da 2 o 7 posti.
Costi Iscrizione ...€
Scuderizzazione .... € per pernottamento (2 pernottamenti quindi)
Alloggio in albergo camera+1colazione a persona da ... a .... €
Cena in agriturismo ...€