Nelle
giornate limpide d'inverno, fin dall'inizio del secolo scorso e forse anche
da prima molti Triestini, volgendo lo sguardo oltre il Golfo di Trieste,
in direzione delle Prealpi e Alpi e Carniche e Giulie, avevano davanti a
se quella meraviglia della natura, un oggetto del desiderio che in quei
tempi, al contrario di oggi, era difficile da raggiungere almeno dell'immediato.
Oggi in 2 ore di auto siamo sotto il Jof Fuart , quasi sul Mangart o vicino
a una qualsiasi delle vette visibili dalla cima del Molo Audace (San Carlo)
Trieste non è una città di montagna come lo sono p.es. una
Cortina o Courmazeur e perciò forse è stato proprio questo
miraggio oltre mare a indurre in molti Triestini la passione per la montagna
e l'alpinismo: da Comici a Xidias a Rumiz e tanti altri (mi scuso se non
li cito tutti). Prova ne è la presenza di ben tre club alpini: ben
due sezioni del CAI-Club Alpino Italiano e di una Associazione Slovena di
Trieste della minoranza slovena a Trieste. Tutte organizzazioni con illustri
nomi con altrettante illustri imprese sulle spalle, dal Himalaya alle dure
cime del Sud America e altrove.
Tutti questi nomi hanno in comune la stessa cosa: il surrogato di quel miraggio
che quasi ogni giorno ammiravano oltre mare, il "contentino in mancanza
d'altro": la Val Rosandra-Glincica (pr. glins'ciza da glina=argilla)
o semplicemente "Valle". Quanti "vado in Valle a 'rampigàr"
oppure "grjem u Glinsc'co pljezat" (in dialetto triestino sloveno)
avranno sentito i bus che dal centro di Trieste, in venti minuti scarsi
ti portano all'imbocco della Valle, nella frazione di Bagnoli-Boljunec (pr.
boliunez da bolji unec=miglior luogo).
Con un panino di mortadella nello zaino andavano e vanno ancora a passare
il loro tempo libero in questa splendida palestra di alpinismo che in passato
ha visto vegliarla, dall'alto dei castellieri, da contemporanei di Ulisse
con le loro spade in bronzo, ha visto romani che dalla torre di Moccò-Zabreec
(pr. zzabresez) vegliavano sull'acquedotto che partendo dal profondo della
Valle, attraverso un tortuoso e ingegnoso percorso, approvvigionava l'antica
Tergeste. La Valle ha visto carovane percorrere le vie del sale verso l'interno,
ha visto nel medioevo i carichi di farina e grano che facevano spola tra
Trieste e i numerosi mulini fin su nell'alta Valle che ora si trova in Slovenia.Di
queste vie non resta nulla più che qualche traccia o al massimo un
sentiero. Dalle rupi sotto la torre Wuchumberg si riversavano le acque insanguinate
del Rio del Sangue-Krvavi Potok tanto era stata cruenta la battaglia contro
i Turchi nella piana di Vrhpolje. Il comprensorio della Valle ha assistito
alle numerose scaramucce tra Veneziani ed Austriaci che più e più
volte si sono contesi le vie, rocche e avamposti attorno alla Valle, sul
Carso e vicina Istria.
Come gli alpinisti alla luce del sole sulle sua chiare pareti, così
la Valle ha visto e vede anche altri che esploravano e tutt'ora esplorano
le decine di cavità che bucano la valle nel suo versante verso nord.
Ne sono testimoni pure in questo caso le innumerevoli associazioni e club
speleologici che abbondano a Trieste e nella zona al di qua e di là
del confine.
Il versante nord della valle è quello con le pareti più ripide.
Numerose sono cenge che con un po' di fantasia danno alla Valle l'aspetto
di un canyon, sul fondo una articolata forra con numerose vasche e marmittoni,
a ognuno delle quali i valligiani hanno dato un nome, assumono così
un po' d'identità, come fossero degli esseri che semplicemente fanno
parte alla comunità di caprioli, poiane e altri animali della Valle.
A metà altezza del lato nord, attraversando 5 gallerie, scorre l'ex
sede ferroviaria che dalla stazione di Trieste-Campo Marzio portava fino
a Herpelje (Erpelle) in Slovenia dove si incrociava con la linea Koper (Capodistria)-Ljubljana.
(Lubiana). Ora è stata trasformata in una comoda pista ciclabile
e ovviamente anche "equitabile". Il lato sud è invece cosparso
di ghiaioni e macchia carsica che cambia però bruscamente aspetto
nei pressi dell'abitato di Botazzo (Botac) dove il sottile strato di arenaria
in superficie è stato spazzato via dando il via a l fenomeno di carsismo
che pian pianino ha sciolto il calcare dando origine alla cascata e alla
forra.
La Valle è attraversata e circondata da una buona quantità
di sentieri escursionistici che danno modo di visitare l'anima della valle
dalle profondità delle sue forre alla sommità più alta
da dove si gode di una moltitudine di bellissimi panorami dalle Alpi Giulie
fino all'Istria, dal Carso ai Brkini e alla Ciciaria.
Così come la Vale è un'ottima palestra per l'alpinismo in
ugual misura lo è per l'equitazione da montagna. Gli itinerari qui
proposti comprendono numerose varianti, da quella più "turistica"
quelle più didattiche fino alle vie più avventurose riservate
a binomi al di sopra di ogni dubbio in quanto oltre a difficoltà
tecniche comportano anche qualche rischio. Nella presentazione degli itinerari
si è cercato di dare una codifica ai vari gradi di difficoltà
come segue: F=facile,
M=medio, D=difficile E=per
esperti. Le combinazioni vengono usate p.es. FD per indicare un percorso
facile (F) con qualche passaggio difficile (D). Per facili si intendono
percorsi su carrareccia o comodo sentiero senza strade trafficate, M con
strade trafficate o fondi difficili, D sentieri impervi con fondo difficile
e E sentieri stretti impervi con tratti esposti o con qualche grado di pericolo
cadute.
Alcuni di questi tratti, sono da percorrere piede a terra ma sono tali da
essere ugualmente altamente interessanti da tutti i punti di vista didattico,
equituristico, naturalistico e "avventuroso". Entrambi gli itinerari
e varianti sono di durata giornaliera tranne una variante può essere
effettuata in 3 ore se non si effettuano soste. Qui descriveremo testualmente
i due principali itinerari. Il primo comprende la circumnavigazione completa
di tutto il comprensorio attorno Valle mentre il secondo il suo attraversamento.
Ovviamente possibile anche la combinayione dei due itinerari o parte
di essi. Poi sulla cartina si trovano segnate tutte le varianti e deviazioni
che permettono di configurare percorsi a piacimento con il più lungo
di 3:30h + 3:30h che allunga il percorso fino in cima al monte Concusso
(Koko). Tutti gli itinerari, da come descritti, partono dal C.I. Monte
d'Oro-Dolga Krona, (centro affiliato alla Federazione Italiana Turismo Equestre)
ma nulla vieta di iniziare la visita da uno degli altri punti sosta associati
alla Federazione o altro punto dopo avervi portato i cavalli con un trailer.
Descrizione
percorso *:
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I
- Itinerario 1 Partendo dal C.I. Monte d'Oro (76m
s.l.m.) Si procede in mezza costa, nel fitto del bosco, su sentieri
e qualche strada forestale, nei boschi sotto Caresana, Prebenico, sopra
Dolina, Crogole (Kroglje) . Il sovrastante altipiano di S.Servolo (Sv.Socerb)
alimenta l'idrologia di questo versante con numerose più o meno abbondanti
(a seconda della stagione) sorgenti e canaloni con qualche cascatella.
Attraversando Crogole, preferibilmente piede a terra almeno sulla parte
più ripida, (50') ci si cala poi rapidamente verso l'abitato di Bagnoli
(Boljunec-pr. Boliunez) che si aggira attraversa su un km di asfalto
sul lato nord del M.S.Michele, collina sulla quale si trovano le rovine
di uno dei numerosi castellieri protostorici dell'Età del Bronzo. Lungo
una carrareccia in falsopiano si arriva a Moccò, si attraversa la strada
provinciale e in mezzo alle case si imbocca il tratto finale di sentiero
(variante 2) che proviene da Bagnoli Superiore (Gornji Konec) e più
precisamente dal rifugio CAI Mario Premuda, secondo più basso rifugio
alpino in Europa (82m s.l.m) dopo quello di Stromboli (76m s.l.m.).
Dal sentiero si raggiunge il piazzale sopra Moccò (1h 15'), ai piedi
della collinetta sulla quale si trovano i resti di un'antica torre di
guardia medievale costruita a sua volta a un avamposto di epoca romana.
Dai suoi pressi si puo' godere uno dei più bei scorci sulla Valle.Un
centinaio di metri di asfalto e ci si alza per un sassoso sentierino
fino all'abitato di Hrvati, lì si sale lungo la strada asfaltata fino
a S.Lorenzo (Jezero) (1h 45'). Prima di giungere a S.Lorenzo, si scorge
in alto a sinistra le pareti sedi di un paio di vie ferrate alpine didattiche,
solo una piccolissima parte dell'enorme palestra alpina della Valle.A
fine salita sulla destra si accede alla vedetta di S.Lorenzo, forse
il punto panoramico più suggestivo sulla Valle. Si attraversa l'abitato
che ospita una rinomata trattoria con una sala che assieme al convivio
offre una veduta mozzafiato nell'anima della Valle. Dietro la trattoria,
si incontra la stretta e impervia variante E che può essere usata al
posto della strada asfaltata per salire da Hrvati. Un percorso no ripido
ma impegnativo dentro un canale in flish con qualche passaggio difficile.
Il toponimo sloveno "Jezero" significa letteralmente lago, che da molto
da pensare da dove abbia avuto origine visto che siamo in pieno Carso
che come si sa "poco tempo lascia all'acqua affinché questa possa godersi
il sole". Dietro a S.Lorenzo-Jezero si abbandona l'asfalto in corrispondenza
alla minuscola chiesetta consacrata al Santo che dà nome al paesetto.
Come detto, siamo qui in pieno altipiano carsico (400m s.l.m) dove sui
sentieri la terra presente esclusivamente nei punti pianeggianti dove
l'acqua si raccoglie portando con se la poca terra lavata dalle prossimità.
Dopo un giro per un paio di rari prati e un'abbeverata in un stagno
si entra in una pineta per poi sbucare sul promontorio sopra la Valle
che guarda verso sud in direzione del Monte Carso. Un posto ideale ove
legare i cavalli all'ombra della pineta per un pic.nic e qualche foto.
Da lì, sul bordo del ciglione che sulla nostra destra precipita nella
Valle, si prosegue per qualche centinaio di metri fino alla croce di
ferro situata sulla cima del Monte Stena (441m s.l.m.) seconda più alta
cima della Valle dopo il dirimpettaio Monte Carso (467m s.l.m.). Fino
a questo punto abbiamo percorso una decina di km circa in circa 2h 15'
per un dislivello di 400m circa. Dalla cima si scende nella pineta in
direzione nord, si attraversa la strada per Draga S.Elia e li si cambia
nuovamente terreno e i piedi dei nostri cavalli da duro suolo carsico
passeranno di nuovo su arenaria con un bel prato galoppatile che ci
porta subito ai laghetti e ghiacciaie di Draga S.Elia. Uno degli angoli
incantati della Valle che con un po' di fantasia evocano fiabe e folletti.
Lì la gente accumulava il ghiaccio nelle ghiacciaie, fosse cilindriche
murate a secco del diametro di 3-4 m e profonde altrettanto. Il deposito
veniva effettuato con strati alternati di neve/ghiaccio e foglie/paglia.
Le fosse avevano un tetto in paglia e una porticina di accesso. Il ghiaccio
si conservava fino all'estate per venir tagliato in blocchi e trasportato
con carri trainati da buoi fino a Trieste dove serviva a produrre sorbetti
per la "signoria" e conservare gli alimenti nelle caratteristiche ghiacciaie
in lamierino zincato. Lasciato questo stupendo angolino da fiaba si
scende su un sentierino ove si incontra una sorgente, probabilmente
alimentata dai laghetti che abbiamo lasciato qualche centinaio di metri
sopra. Il sentiero coincide con il ruscello che viene assorbito nel
mezzo di un prato prima di immetterci, a nord di Draga S.Elia, sulla
ampia curva della pista ciclabile Campo Marzio - Herpeje. Procediamo
per qualche centinaio di metri fino a Draga S.Elia dove possiamo trovare
ristoro dopo aver legato i cavalli a brucare all'ombra nel parcheggio
della locale Locanda da Mario che offre ottime pappardelle alle lumache,
rane e buonissimi gnocchetti di zucca per chiudere magari con una "crema
carsolina", uno dei dolci tipici di questi luoghi. Si riparte verso
S.E. attraversando l'ex valico agricolo di Draga S.Elia vicino al quale
abbeveriamo nuovamente i cavalli. Subito dietro la garrita del lato
sloveno del posto di confine, su un bel prato ci concediamo un'allegra
galoppata fino a incrociare nuovamente la ciclabile in prossimità dell'abitato
di Miele, in corrispondenza del vecchio sentiero lastricato che scende
dalla chiesetta di S.Elia che sta subito lì sopra. Seguiamo l'ex sede
ferroviaria fino al vecchio casello ferroviario che sta dove la stradina
asfaltata che scende da Mihele sbocca sulla nostra sinistra (400m s.l.m.).
Lì abbandoniamo la ciclabile per calarci su una strada di campagna in
terra battuta in direzione sud, siamo proprio sull'orlo est dei prati
e pascoli di Mihele-Nasirec. Dopo 700m circa dalla ciclabile siamo sul
fondo della Valle a quota 340m s.l.m ove scorre il tratto superiore
del torrente Rosandra-Glinšcica, di modesta portata visto che la maggior
parte dell'acqua scorre sotto di noi tra il pietrisco di arenaria. Attraversato
il torrente saliamo su un ripido e sconnesso sentiero nel bosco in direzione
ovest. Attraversiamo dei bei boschi di faggi, castani e qualche betulla
fino ai prati che ci invoglieranno a una bella galoppata fino alle spalle
di Beka, isolato borgo rurale assieme a Ocizla che si trova in direzione
S.E. dall'altra parte di una graziosa vallata. Il fondo della vallata,
che raccoglie tutte le acque provenienti dalle sue pendici, ospita un
complesso e bellissimo sistema di inghiottitoi, grotte e un ponte naturale.
Attraverso questo sistema l'acqua ipogea giunge all'Antro di Bagnoli
(dietro al teatro). Qualcuna delle grotte può essere anche visitata
con l'ausilio di qualche torcia in circa ¾ d'ora circa ermettendo ai
cavalieri e amazzoni più temerari di vivere una piccola avventura speleologica.
Le grotte si trovano al limite dell'altipiano carsico alle spalle di
S.Servolo, dove il tavolato calcareo si curva per inabissarsi sotto
il triangolo di arenaria delimitato tra l'altipiano stesso nella direttrice
Botazzo-Kozina, la strada statale Basovizza-Kozina e la linea Botazzo-Draga
S.Elia. Il torrente Rosandra parte dal vertice di questo triangolo in
prossimità di Kozina (le sorgenti si trovano semicelate su un prato
a 500m a S.O. di Klanec) per poi proseguire parallelo alla strada Basovizza-Kozina,
passa ai piedi del precipizio sotto le rovine della torre di Wuchumberg
nei pressi di Draga, passa per Botazzo dove prima di precipitare dalla
cascata si incontra col torrente Griža il quale scende giù per un altro
canalone dalla vallata delle grotte di Ocizla-Beka appunto. Questa vallata
probabilmente ospitava un lago in tempi remotissimi, alimentati dalle
nevi del monte Slavnik-Taiano e probabilmente l'acqua di questo lago
traboccava proprio nel canalone del Griža ma poi la nascita delle grotte
proprio sul fondo del lago decretò il suo lo svuotamento e oggi possiamo
vedere solo ciò che ne resta. Dalle grotte una leggera salita ci accompagna
in questa metamorfosi arenaria-calcare e qui al posto di fitti boschi
e verdi e morbidi prati saliamo sull'altipiano si S.Servolo per trovarci
in piena landa carsica (gmajna in sloveno) tra ginepraie e cespugli
di sommacco che in autunno, con una esplosione di aranci, rossi e gialli
ci fanno tuffare in un altro mondo incantato che prepotentemente ci
colora la nostra fantasia. Abbandoniamo il macadam che porta diretto
a S.Servolo per proseguire in piano su una carrareccia parallela al
canalone del Griža. La carrareccia, poco consumata con parecchi tratti
galopabili, ci porta dopo un po' nei boschi della sella del Monte Carso
(siamo a quota 393m s.l.m.) in corrispondenza del confine proprio al
culmine del Canalone del Crinale che dritto avanti con la difficilissima
variante D porta (sentiero CAI n. 25) giù verso il rifugio Premuda passando
poco sotto al cippo dedicato al grande Emilio Comici e a una rara sorgente
a condensa, la sorgente Bukavec (pr. Bucavez) che prende acqua dalla
condensa dall'umidità nella pietraia subito sopra. Una volta prezioso
approvigionamento d'acqua per i pastori che con le loro mani contribuivano
ad accumulare pietre sulla pietraia per favorire le minicavità di condensa
origine del fenomeno. Dalla Sella di Monte Carso, di nuovo in Italia,
saliamo a sinistra per un sentierino marcato CAI n° 1 (ex 46), attraversiamo
il capo est del vallo del castelliere del Monte Carso, eseguiamo una
deviazione per un sentierino in mezzo a roverelle e carpini verso la
sommità della cima piatta a del Veliki Vrh (439m s.l.m). Lì, proprio
sulla sommità si sbuca dal bosco e lo sguardo va a cozzare con la vastità
del paesaggio. Da un lato sulla Valle e dall'altro verso Trieste e il
suo golfo. Questo è un altro punto panoramico che invita a legare i
cavalli e permetterci magari uno spuntino. Nella zona del Monte Carso
come su altre alture attorno alla Valle, esisteva un grande castelliere
nell'epoca dal 1500 al 300 A.C. Questi castellieri, come quelli di S.Barbara,
ed Elleri e tracce di un'antico porto pure, probabilmente costituivano
il vero antenato di quella che poi sarebbe stata la Tergeste Romana
che invece ha avuto origine probabilmente da un accampamento delle prime
truppe dell'Impero approdate nelle paludi sotto il Colle di S.Giusto,
prudentemente lontano dalle genti dei castellieri. Nella zona esistevano
ancora prima della civiltà dei castellieri, nel 3° millennio A.C. doveva
esistere pure un'altra popolazione come lo testimoniano alcuni ritrovamenti
nella valle di Zaule. Torniamo indietro per il sentierino e al bivio
giriamo a destra in direzione della cima del Monte Carso (457m s.l.m)
dove nella pineta troviamo le rovine delle casematte delle guardie di
confine Jugoslave. Scendendo in direzione S.O. rincontriamo il vallo
del castelliere, questa volta sul suo versante ovest. Qui ci troviamo
su un'ampia sella,che offre a est la vista sui Brkini e sul Slavnik
e a ovest sul Golfo di Trieste. Da qui degli intrepidi si lanciano con
il parapendio verso la sottostante Dolina e sovente capita che si librano
prima sopra le nostre teste con qualche disappunto delle nostre cavalcature
e percorrono la sommità dell'altipiano fino al castello di S.Servolo
passando e anche fermandosi nel vuoto a poche decine di metri dagli
spalti del castello stesso. Dalla sella proseguiamo pure noi verso il
Castello su una delle due strade forestali che ci portano, con qualche
brivido, poco prima del castello proprio sul ciglio dei burroni che
rovinano giù a valle verso Dolina. Il castello che è stato restaurato
in piu' riprese nel dopoguerra, ospita ora un valido ristorante che
merita di essere visitato. Dalla terrazza del castello e dai suoi spalti
ci si sente di volare visto che il castello ( del 1300) è appollaiato
su un enorme sperone di roccia che emerge fuori dal resto del ciglione
carsico. Il castello è stato oggetto di numerose scaramucce tra l'Impero
Austriaco e la Serenissima che soventemente si scambiavano scaramucce
in tutta l'area. Sul piazzale del castello si trovava pure una chiesetta
della quale non esiste più traccia e pure un castelliere mentre sotto,
nel paesetto, c'è un'altra chiesetta, ristrutturata nel 1633 come recita
la data sull'architrave, ma certamente molto più antica. In una dolina
nella pineta a 300m S.E. esiste l'unica grotta consacrata a chiesa in
Slovenia. Lì, si narra, si ritirò S.Servolo, figlio di ferventi cristiani
del 2° secolo che, secondo la legenda, al ritorno dal lungo eremitaggio
nella grotta, fece sparire una serpe facendosi il segno della croce.
Giunta notizia del miracolo, numerosi furono quelli che vollero conoscere
il Santo che si dice dispenso parecchi miracoli di guarigione tra la
popolazione dell'antica Trieste. Nel 284, in piena persecuzione dei
cristiani da parte dell'imperatore Numeriano, San Servolo con l' accusa
di magia, venne fatto giustiziare da Giunilio, comandante della locale
guarnigione Romana, preoccupato per le numerosi conversioni. Da San
Servolo si ritorna verso il,maneggio o costeggiando la strada asfaltata
Prebenico-Caresana oppure per il bosco sempre sulle pendici tra Dolina
e Caresana. Abbiamo percorso fino a quei circa 35 km per un dislivello
totale di 1200m circa. La durata dell'itinerario, visita delle grotte,
del castello e pausa pranzo esclusi si aggira sulle 6 ore ma con andatura
veramente comoda.
- Itinerario 2 Fino a Bagnoli come nell'itinerario
1 ma invece di attraversare la provinciale all'altezza del cimitero,
proseguiamo fino al teatro che aggireremo lato monte e attraversando
un ponte saremo nei pressi di un vecchio lavatoio e presso l'Antro Di
Bagnoli-Jama da dove sgorgano le acque che si inabissano nella valle
di Beka-Ocizla 400m più sopra e a 2 km circa. La grotta è una dura sfida
per i speleo-sub e a uno dei quali anni fa ha pure costato la vita.
Si attraversa la piazza di Bagnoli, dove per Santo Stefano ha luogo
il tradizionale lancio delle mele dopo il quale la piazza diventa una
vera delizia er i nostri amici quadrupedi. Ci si addentra tra le case
dritto verso il cuore della valle e dopo 500m di asfalto si giunge a
Bagnoli Superiore-Gornji Konec (lett."capo di sopra"). Siamo a 1h15'-1h30'
dal C.I Monte d'Oro e abbiamo la possibilità di fermare qui la prima
metà della gita facendola coincidere con un lauto pranzetto a base di
gnocchi al cinghiale o al capriolo presso il rifugio Mario Premuda di
proprietà del CAI - Sezione Alpina delle Giulie.
I cavalli possono essere sistemati o nel greto del torrente o pi
avanti sul prato accanto al rifugio. L'itinerario principale invece
prosegue. Dietro al rifugio, alla fine dell'asfalto possiamo scorgere
i resti del acquedotto romano che riforniva d'acqua Trieste. Doveva
essere un'opera veramente ingegnosa ed accurata visto che con una pendenza
veramente minima ma precisa e costante seguiva le curve di livello sotto
Moccò, S.Giuseppe, Route, Montebello, Campanelle fino al colle di San
Giusto nel centro antico della città dove si trovavano anche le terme.
Abbandonato l'asfalto tra delle colonnine di cemento si imbocca un sentiero
da seguire fino a quando incontriamo un ponte di legno che attraversa
il torrente. Dritto si va in direzione Botazzo per la difficilissima
variante I e verso la Sella Monte carso lungo la variante D nel Canalone
del Crinale. Noi invece attraverseremo il torrente a fianco del ponte
(che, attenzione, non è percorribile a cavallo). Dopo un'abeverata abbiamo
due scelte, o prendiamo la variante B1 girando verso destra costeggiando
il torrente, oppure a sinistra (variante B) sul sentierino di ghiaia
fino a incontrare dei massi gradoni di cemento che possiamo percorrere
tranquillamente in sella. Unica difficoltà è un passaggio in corrispondenza
di una roccia che mette a dura prova le abilità acrobatiche (difficoltà
FR) del nostro cavallo visto che o la scavalca oppure (preferibile)
passa nello stretto passaggio incanalato di 30 cm malapena tra la roccia
ed un albero. Da lì in poi di difficoltà non ce ne sono. Proseguiamo
per il sentiero e latri gradini su fino alle prime case di Moccò dove
incontriamo la via seguita nel itinerario 1. Lì giriamo a destra e dopo
200m circa di lieve salita siamo nel piazzale di Moccò all'ombra di
un bel tiglio. Questosarebbe pure un bel osto dove fermarci e fare pure
una grigliata visto che è raggiungibile facilmente con l'auto. Dal piazzale
parte un sentiero che dopo un po' incontra la fine della variante B1
che sale dal Premuda. Da lì in poi inizia a salire lievemente ma con
un fondo tortuoso per 200m circa e dopo un non difficile gradone incanalato
si imbocca la ciclabile. In quel punto stare attenti a non salire proprio
mentre sopraggiunge qualche bicicletta dalla nostra destra. In genere
prima di salire (con un balzo) basta chiedere a qualcuno dei numerosi
gitanti di dare un'occhiata. Proseguiamo sulla destra lungo la ciclabile
che in settimana, quando il numero di pedoni è minore, ci si può concedere,
allenamento permettendo, una bella galoppata fino a Draga S.Elia che
è a circa 2,5 km. Il percorso lungo la ciclabile è veramente bello.
Sulla sinistra abbiamo le rupi dove spesso si può assistere alle arrampicate
mentre sulla destra la Valle precipita rapidamente sotto di noi offrendoci
una bella visione del fondo e dell'altro lato della Valle dove scorgiamo
pure il sentiero della variante I, la chiesetta di S.Maria in Siaris,
il crinale col cippo a Emilio Comici. Attraversiamo pre due gallerie
prima di incrociare, nei pressi dl bivacco CAI G.Modugno, una stradina
di cemento che scende verso Botazzo e verso la variante G. Proseguendo
per la ciclabile, sulla sinistra possiamo incontrare un paio di grotte
come la Fessura Del Vento, la Grotta Selle Gallerie che assieme ad altre
cavità (almeno una decina) su quel lato costituiscono un'interessante
reticolo ipogeo. Altre cavità sono tutt'ora in fase di esplorazione
con ancora tanto da scoprire. A un certo punto la ciclabile fa un'ansa.
Li una volta esisteva un ponte in ferro che è stato smontato assieme
ai binari nel '66 anno nel quale la ferrovia è stata dismessa definitivamente.
Poco più avanti, su un piazzale prima della penultima galleria, vediamo
salire il sentiero che proviene da Botazzo (ripidissima variante J).
Passiamo ancora due corte gallerie e prima che la ciclabile entri in
trincea possiamo vedere, sopra il baratro sulla nostra destra, le rovine
della torre Wuchumberg o Vicumbergo o Funfemberg che si puo raggiungere
con una brevissima deviazione imboccando il sentierino subito dipo la
trincea proprio all'altezza del cartello che indica il confine di stato
a un metro. Qui siamo gia sull'ampia curva della ciclabile, a destra,
verso sud, abbiamo una bella vista sulla parte boschiva della Valle
e sopra si intravedono i prati e le prime case di Beka. Sotto di noi,
ai piedi del terrapieno della ferrovia, scorre il Rio del Sangue-Krvavi
Potok che costeggeremo quasi fino a Draga dove possiamo sostare per
il pranzo presso la locanda menzionata nell'itinerario 1. Per il ritorno
si può scegliere o il percorso dell'andata, o proseguire come nell'itinerario
1 oppure si torna indietro per ciclabile per scendere verso Botazzo
per intraprendere la variante G salendo per un bel bosco verso Beka
e quindi da lì tornare verso S.Servolo e quindi Monte d'Oro come nell'itinerario
1-
Anelli/Varianti:
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- 1 D - Crogole->Cava
- 800m circa
Addatto a cavalieri e soprattutto cavalli con buona pratica di percorsi
di montagna. Arrivando da Dolina sopra Crogole, consente di evitare
la discesa a piedi per Crogole e gli incroci e asfalto alle porte di
Bagnoli. A Crogole, invece di scendere per il paese, dopo 100m dalla
prima curva del salitone che punta Monte Carso, si taglia a sinistra
nel bosco per poi scendere a piedi un impervio sentiero che sbuca sulla
destra della cava a "cuore" di Bagnoli. Al contrario, cioè
in salita, la via è percorribile in sella tranne qualche pezzo
in bosco che se non si conosce il passaggio si è intralciati
dai rami bassi. La variante offre un bel panorama sopra Bagnoli.
2 MD
- Premuda->Moccò (via scalette) - 500m circa
Dal ponte di legno dietro al rif. Premuda si attraversa il torrente
e si gira a sinistra tornando in direzione del rifugio per un sentierino
in ghiaia. Si procede spesso per dei gradoni in cemento senza particolari
problemi. L'unica difficoltà è un passaggio tra una roccia
e un albero. Si passa incanalati nel sentiero scavato dall'acqua. Al
cavallo e' richiesto un buon grado di padronanza di terreni del genere
altrimenti rischia di spelarsi i nodelli nel stretto passaggio. L'alternativa
è passare a monte sull'erba sopra la roccia ma si è in
controtendenza però.
Questa variante, assieme alla 3, è l'unica che permette di salire
a Moccò senza fare il giro per Bagnoli nuova o S.Giuseppe.
3 DE
- Premuda->Moccò (via "lopatnik") - 500m circa
Dal ponte di legno dietro al rif. Premuda si attraversa il torrente
e si gira a destra costeggiando il torrente sulla destra orografica
per un grazioso sentiero in sabbia per un centinaio di metri. Si può
scegliere di percorrere con attenzione anche il greto del torrente dove
in qualche pozza si può fare il bagno pure al nostro cavallo.
Alla fine del sentierino in sabbia poco prima che inizi il fondo roccioso,
a destra scorgiamo il "Lopatnik" una delle numerose vasche-marmitte
del Rosandra e sulla sinistra tra gli alberi sotto una paretina di roccia,
delle comode "poste" per i cavalli nel caso si voglia fare
sosta per un picnic o un bagno nel "Lopatnik". Attraversando
la parte rocciosa a lato della vasca si prosegue e subito dopo si gira
a sinistra imboccando un stretto sentierino tipicamente alpino. Qui
siamo proprio nel fondo della Valle e guardandoci in giro non pare nemmeno
di essere a 15 minuti d'auto da Trieste. Saliamo per il ripido sentierino
senza particolari difficoltà tecniche fino a giungere a una forcella
dove imboccheremo il sentiero in forte salita per 5-6 metri proprio
sullo spartiacque tra due canali torrentizi. Sbuchiamo su un praticello
dove facciamo prender fiato ai cavalli con qualche brucata d'erba. Proseguiamo
per ripidi tornanti su un stretto ma tranquillo sentiero. A un certo
lo dobbiamo abbandonare inoltrandoci a destra visto che sulla sinistra
c'è un precipizio, sfiorato per 3-4 metri dal sentiero che proprio
non è il caso di percorrere essendo largo 30 cm prima e in più
punti "sospeso" nel vuto su qualche radice. Abbiamo detto
che passando sopra al sentiero originale, ci immettiamo sulla destra
in mezzo agli alberi per una decina di metri per poi calarci a sinistra
su una ripidissima discesa di 4-5 metri nuovamente sul sentiero abbandonato
prima. Il fondo della discesa è in terra-erba ed è abbastanza
impegnativo per binomi che queste cose non le fanno spesso. Non bastasse
alla fine c'è pure il burrone menzionato prima ma anche ampio
spazio per evitarlo. Si prosegue in salita, si supera un modesto gradino
di mezzo metro e dopo un po' ci si trova sul sentiero che dal piazzale
del castello di Moccò porta alla ciclabile.
4 FM
- Bagnoli->S.Giuseppe-Moccò-6 km circa
Dal cimitero di Bagnoli si procede tra le case e su un incrocio si gira
a destra per sbucare dopo un po' in una bellissima campagna di ulivi
dove si procede per 2 km circa su comodissime strade di campagna con
buoni fondi galoppabili fino a S.Giuseppe della Chiusa. Lì o
si sale a destra per il paese fino ad intersecare all'uscita la ciclabile,
oppure si procede diritto attraversando la strada proncipale per scendere
fino fuori dal paese dove sulla curva troviamo un abbeveratoio e una
sorgente. Dopo la curva i imbocca un facile ma ripido sentierino alla
fine del quale giriamo a destra in piano per una comodissima strada
forestale che ci porta dopo qualche centinaio di metri sulla ciclabile
proprio all'uscita della galleria più lunga che proviene dalla
nostra sinistra dala direzione Trieste. Proseguiamo in direzione Val
Rosandra attraversando prima la strada che sale da San Giuseppe e poi
un sottopassaggio recente che passa sotto la provinciale Carttinara-Bagnoli.
Sempre sulla ciclabile. Passando davanti alla vecchia stazione di Moccò,
ancora per un km si attraversa la strada S.Lorenzo-Moccò e dopo
300m circa siamo all'incontro con l'itinerario 1-2 dopo aver percorso
2.5 km di ciclabile circa.
5 E - Canalone del Crinale-800m
circa
Percorso tosto sia tecnicamente sia come "fatica" per il nostro
cavallo. Presso il ponte di legno dietro al rif. Premuda si prosegue
per il sentiero che sta sulla sinistra orografica del torrente, il fondo
del sentiero è buono ma esiste un passaggio esposto dove il sentiero
è largo un metro o poco più. Si passa ancora accanto ai
resti dell'acquedotto romano fino a giungere ad un slargo in mezzo agli
alberi.
Subito sulla destra dopo 20m di salita, troviamo un bivio che sulla
sinistra sale ripido per la variante I verso Botazzo mentre a destra
ci si comincia inerpicare passando dopo un pò da fondo arenario
a fondo calcareo mediamente sconnesso ma senza particolari problemi.
Si giunge sotto una parete di arrampicata e da lì in poi il sentiero
inizia a farsi sempre più ripido, prima in ghiaia e poi, dove
questa è rotolata via, su terra battuta. Il fondo è buono
ma ripidissimo e di questa parte ripidissima ce ne sarà per 200-m
circa. Il percorso è solo per cavalli ottimamente allenati su
percorsi simili e meglio se forniti di ramponi. Arrivati quasi in cima
alla Sella Monte Carso, si incontra sulla sinistra il sentierino che
porta al cippo dedicato ad Emilio Comici che si può' anche raggiungere
a cavallo ma con qualche acrobazia e con cavalli veramente "al
di sopra di ogni sospetto". L'eventuale discesa è meno problematica
ma da effettuare esclusivamente piede a terra e con redini molto lunghe
in modo da avere parecchia distaza di sicurezza dal cavallo.
6 D - Canale da Hrvati->
trattoria S.Lorenzo - 400m circa
Se da Hrvati (ponte sopra la ciclabile) si vuole raggiungere S.Lorenzo
senza fare asfalto, a Hrvati, si va a destra per la strada cementata
in direzione Botazzo e dopo 500 m si incontra un bel sentiero che sale
lieve dritto in direzione di San Lorenzo. Metà del sentiero è
su un bel fondo di terra e foglie mentre a un certo punto inizia una
parte composta di flish con un'ottima tenuta per i ferri ma molto sconnessa
e qui bisogna essere in grado di condurre il cavallo con estrema precisione.
Specialmente i corrispondenza di un grosso gradino solo qualche cavallo
più alto può saltare ma che conviene aggirare sulla destra
su una traccia larga 20 cm lunga 3 metri da prendere con fermezza e
senza esitazioni. Questo sentiero, se lo possiamo chiamare così,
è adatto a cavalli con articolazioni belle forti e allenate in
quanto il rischio è di qualche storta. Da flish si passa a calcare
e si sbuca da questo "canale di scolo" sui parcheggi dietro
la Trattoria al Pozzo di San Lorenzo.
7 F - Draga ->Monte
Cncusso - 4 km circa
Da Draga, si può allungare di un'ora per alzarsi fino a Pesek.
Si abbandona la ciclabile andando a destra sulla stradina asfaltata
verso la colonia, a un certo punto si gira su u sentiero a sinistra
nei pressi di una casa e dopo un po' si attraversa la ciclabile che
prosegue verso la Slovenia. Si inizia a salire per una ripida ma bella
strada forestale e dopo un po' di tornanti si giunge a Pesek nei pressi
della chiesa. Si attraversa con attenzione la statale Basovizza-Kozina
e su asfalto o sui prati sulla destra si va fino a Grozzana-Grocana.
Lì, dopo un centinaio di metri di ripido fondo cementato, inizia
una tipica strada forestale carsica, dal fondo pietroso che ci porta
sul Monte Cocusso-Koko dove un paio di metri oltre il confine,
vicino a un ripetitore, c'è un ottimo rifugio alpino dove possiamo
comodamente legare i cavalli e sederci all'ombra per magiare un boccone.
Per la discesa si può scegliere o la strada a sud usata per l'arrivo
o procedere in direzione ovest dove si attraversa la statale Bazovizza-Kozina
in prossimità del ex motel e poi su un sentiero raggiungere le
ghiacciaie di Draga e di nuovo la ciclabile.
8 F - Ciclabile-Botazzo->Beka-3
km circa
All'altezza del bivacco CAI si abbandona la ciclabile scendendo a Botazzo
che si raggiunge dopo 1 km sulla strada cementata da percorrere magari
a piedi se si è sprovvisti di vidiam e in ogni caso più
velocemente che non in sella. Giunti sullo sterrato possiamo risalire.
A Botazzo, magari dopo un ottim pranzo nella trattoria da Max e Erika,
attraversiamo il torrente Rosandra e quindi anche il confine e sulla
destra della sbarra colorata prediamo il sentiero in salita verso Beka.
La salita più impegnativa dura si e no 300m, i restanti 1500
m circa sono su una larga e morbida strada forestale da non sottovalutare
però visto che su una curva ci si trova in pieno sopra un burrone
in corrispondenza di un torrente. Si sbuca su un sentiero erboso nei
pressi dell'ultima casa a ovest di Beka. Da lì si prosegue come
su itinerario 1.
Cartografia:
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- Atlas Slovenije 1:50.000 pagine 179,195,194,193
- Geodetska uprava Rep. Slovenije 1:25.000 fogli
163,164,179,180
- Tabacco editrice - Carta escursionisica Provincia
di Trieste 1:25.000
- La zona è ben visibile su "google
earth"
Pernottamenti cavalli (box/poste/paddock/foraggio):
|
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Pernottamenti/pensioni/camere:
|
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- 1 Hotel Al Tiglio - Pri Lipi
tel: +39 040.922.01.63 - fax: +39 040.922.11.40
Basovizza -Bazovica
- 2 Agriturismo Horse Farm
Bruno Tonini - +39 040-22.69.01
info@horsefarm.it www.horsefarm.it
Pesek (tra Baszovizza e Pesek)
- 3 Hotel Pesek
+39 040.22.62.94
www.hotelpesek.it
Pesek
- 4 Locanda da Mario
+39 040.22.81.73
Draga S.Elia
- 5 Albergo Sonia
+39 040.82.02.29
Domio
- 6 Sobe Korošec
+39 040.22.84.38
Bagnoli- Boljunec, 76/A
- 7 Alla Sorgente - Pri Studencu
+39 040.22.81.86
Dolina 40
- 8 Penzijon-Hotel Oasi
+39 040.82.02.29
Via Flavia di Aquilinia 39 - Aquilinia - Muggia
Ristoro (con possibilità sosta cavalli):
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- 1 Rifugio su Koko-Cocusso
+386 (0)5/680.16.41; +386 (0)41.863.986
- 2 Agriturismo Horse Farm
Bruno Tonini - +39 040-22.69.01
info@horsefarm.it www.horsefarm.it
Pesek (tra Basovizza e Pesek)
- 3 Locanda da Mario
+39 040.22.81.73
Draga S.Elia
- 4 Trattoria di Botazzo
+39 040.22.70.83
Botac-Botazzo dietro la cascata del Rosandra)
- 5 Ristoroagrituristico da "Miro"
Ocizla
- 6 Rifugio Mario Premuda
+39 040.22.81.47
Gornji Konec-Bagnoli Superiore (Boljunec)
- 7 Birreria - Agroittica
+39 333.239.98.81
Boljunec-Bagnoli
- 8 Ristorante al castello - Grad Socerb
+386 (0)5 65.92.303
gradsocerb@siol.net
S.servolo-Socerb
- 9 Kmetija odprtih vrat Vlado /Ristoro agr.)
+386 (0)5 659.23.02
Kastelec (dietro S.Servolo-Socerb)
- 10 Trattoria Tul
Mckovlje-Caresana
- 11 C.I. Dolga Krona - Monte d'Oro
Andrej Kosmaè - +39 338.884.88.10
info@dolgakrona.com www.dolgakrona.com
Dolina
- 12 Agrit. "Pri Cukovih"
Ivica Mihalic-Slavic+386 (0)4 1504456
Mihele 14 - Kozina
Aziende agricole, allevamenti e rivendite
varie :
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- KocjancicRado -- Dolina:
vino, olio d'oliva
- Ristoro agr. Dolga Krona:
vino, olio d'oliva
- Ristoro agr. Miro - Ocizla: prodotti di prosciuttificio
- da Morena in Bruno - S.Servolo: formaggio
pecorino
- Agroittica-birreria Boljunec:
pesce d'acqua dolce, birra artigianale
- Ayienda agr. Vidali -
Basovizza: formaggio e altri prodotti caseari - +39 040 226713
- Parovel
group - Bagnoli: vino, olio d'oliva
- Sancin
- Dolina: vino, olio d'oliva
- Apicoltura
Carboni - Grozzana: miele
Punti d'interesse naturale:
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- 1 Dolina Glincice
- 2 Ocizeljske jame
- 3 Jama v Boljuncu
Punti d'interesse storico/culturale:
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- 1 Tumulo sul M. Cocusso-Koko
- 2 Ghiacciaie soto il Cocusso, Pesek e Draga
- 3 Torre Füfenberg
- 4 Castello Fünfemberg
- 5 Castellieri (V. Gradice, M.Carso, Ellri...)
- 6 Castello di moccò (Zabreec-Mocco')
- 7 Acquedotto romano
- 8 Castello di S.Servolo-Socerb
- 9 Grotta Santa di S.Servolo-Socerb
Link utili:
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File utili:
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Numeri telefonici utili:
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Numeri d'emergenza in Italia:
- 118 Ambulanza-Emergenza in generale
- 113 Polizia
- 112 Carabinieri-Oroniki
- 115 Vigili del fuoco
- 1515 Incendi boschivi
Numeri d'emergenza in Slovenia:
- 112 Emergenza in generale (ambulanza, v.d.fuoco,soccorso
alopino, soccorso veterinarioecc.)
- 113 Polizia
Assistenza veterinaria:
- Dr. Vet. Paolo Lanzi
+39 335.388.533
Trieste
- Dr. Vet. Mitja Dodic
+386 (0)41.695.583 +386 (0)5/ 689.01.99
Hrpelje,Kozina
* L'indicazione
del percorso in queste guide e puramente indicativo e approssimato e puo'
risultare insufficiente per un sicura effettuazione, da parte del lettore,
della via descritta. Pertanto gli autori declinano
qualsisasi responsabilità per danni o eventuali problemi derivanti
dall'uso di queste pagine da parte del lettore. La scelta di
non pubblicare i dettagli dei percorsi (tracce su 1:25.000, tracce GPS ecc.)
è stata presa dato queste sono frutto di un enorme lavoro negli anni
da parte di chi anche vive di questa attività di guida e accompagnamento.
Di volta in volta verranno indicati i recapiti ove reperire o la documentazione
dettagliata o un servizio di guida/accompagnatore qualificati
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Dalla vedetta di San Lorenzo

Ciclabile della Rosandra - in galleria

Dalla vedetta di Moccò

La cascata
Da Botazzo verso la pista ciclabile

Il marmittone "Lopatnik"

Dal castello di Moccò sguardo nel cuore della Valle
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